L’Haiku è un breve componimento giapponese in tre versi: il primo e il terzo di cinque sillabe, il secondo di sette.
Questa forma poetica “sussurrata” è di solito l’espressione del sentimento suscitato dal contatto con la natura e le stagioni, che coglie la bellezza di un attimo fuggente.
Per noi occidentali raccontare un’emozione con pochi, ermetici sostantivi, è impresa ardua. E lo è ancor di più per i nostri bambini, divisi fra l’asciutto ermetismo di un messaggio whatsapp e l’eloquio prolisso degli Youtuber.
Proporre a scuola la poetica elegante ed evocativa dell’Haiku, porta i bambini a riflettere sulla potenza delle parole, a soppesare e selezionare i concetti, a scremare il superfluo.
E’ un lavoro che richiede lentezza, prove, confronto, aggiustamenti e ricerca.
Dopo la lettura di alcuni famosi Haiku e l’analisi della loro struttura, ho proposto al gruppo a giocare con i sostantivi: ad una parola legata alla Primavera ognuno di loro ha collegato altri nomi o aggettivi, utilizzando uno schema a raggiera.
In un secondo momento i ragazzi hanno composto i loro Haiku e come sempre mi sorprende la facilità con cui sanno immergersi in un’atmosfera e appropriarsi di una tecnica.






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